Santini e santuari

I santini sono immagini devozionali di formato piccolo, in modo tale da essere facilmente conservabili nei libri di preghiera, in casa o in tasca. Vi sono raffigurati la Madonna, Gesù, angeli e santi, la croce, i Santuari, gli altari, e talvolta sacerdoti e comunicandi.

Le immagini più antiche venivano dipinte a mano, per lo più nei monasteri, ed erano pertanto in numero limitato. I materiali usati erano la pergamena, la seta, la tela, la celluloide, la carta e perfino la pasta di pane.

La produzione divenne notevole solo quando si incominciò a produrre la carta a livello industriale e quindi a basso costo.  I metodi più usati per la stampa erano la xilografia, la siderografia, l’acquaforte e, solo più recentemente, la litografia (1816) e la cromolitografia, fino ad arrivare alla fotografia.

Le immagini dei santi erano fissate secondo uno schema ben preciso in modo da renderli facilmente riconoscibili.

Molto diffusa era l’immagine di sant’Antonio da Padova, il santo dei miracoli, che interessa particolarmente la storia di Gorizia, infatti il gesuita padre Martino Bauzer (1595-1668) nel suo manoscritto scrive che il Taumaturgo portò a Gorizia nel 1225 le insegne dell’Ordine Serafico erigendo, una modesta dimora (convento dei Minoriti) e la cappella di Santa Caterina.

Sant’Antonio Abate, noto come “sant Antonio dal pursit” si festeggia il 17 gennaio, giorno in cui si usava far benedire le stalle e proprio qui, ancor oggi, si può trovare la sua immagine appesa alla parete.

 La raccolta di 8 santini porta sul vetro la data 8 luglio 1923 e per ognuno fu puntualmente annotato il nome ed il cognome del donatore.

Sono per lo più litografie o cromolitografie di provenienza varia con bordo in pizzo bianco o bianco e oro che risalgono alla metà del XIX secolo.

I temi illustrati sono gli angeli, la Sacra Famiglia, il Sacro Cuore, l’Angelo custode, i simboli dell’Eucarestia, Gesù Bambino ed ancora un Angelo custode.

Altri santi di cui ricorre l’immagine sono: San Luigi Gonzaga, protettore dei giovani; San Giuseppe artigiano venerato in tutta la Diocesi sin dal secolo XVIII quando un Decreto Regio, approvato successivamente dall’Arcivescovo Carlo d’Attems, lo designò come protettore della  medesima :San Sebastiano (III sec.) e San Rocco (XVI sec.) entrambi protettori contro la peste; santa Lucia che preserva dalle affezioni agli occhi; San Nicola che porta i regali ai bambini nella notte del 6 dicembre; Sant’Isidoro agricoltore che protegge chi svolga la sua stessa attività e Santa Barbara insieme a San Simone, che vengono interpellati duranti i temporali.

Il secolo che va dalla metà dell’800 alla metà del 900 è importantissimo per la devozione mariana, si colloca tra la proclamazione di due dogmi: quello dell’Immacolata, e quello dell’Assunta. Si ha dunque, in questo arco di tempo, un  fiorire di immagini che la ritraggono in atteggiamento materno, regale, consolatorio, protettivo, addolorato e glorioso.

Meno ricca è l’iconografia cristologica, diffusissime sono le immagini del Buon Pastore e del Sacro Cuore.

Anche gli Angeli hanno la loro parte nelle immagini tradizionali, spesso fanno da contorno alle verdure di Santuari o alla Madre Celeste ma capita di vederli anche nelle vesti di “custodi” dei bambini.

 

I SANTUARI

Il pellegrinaggio è un’istituzione antica, risale infatti a tempi assai remoti quella pratica di devozione che consiste nel recarsi individualmente o collettivamente a un santuario come atto di pietà, a scopo votivo o per penitenza.

Oltre che ad un atto di fede rappresentava un’occasione di ritrovo ed aggregazione per gli abitanti del paese che partivano a gruppi (o intere famiglie) sui carri trainati da cavalli forniti da giacigli e delle vettovaglie necessarie per il viaggio che, data la lentezza del mezzo di trasporto durava alcune ore. Lungo il tragitto, canti sacri in onore di Maria e la recita del rosario allietavano la compagnia.

La partenza ( stabilita di solito per i mesi di luglio, agosto o settembre) avveniva di sera così da giungere al Santuario il mattino dopo. In molti casi sembra che i fedeli  trascorressero la notte presso i Santuari, nelle stanze fornite alla bisogna dai Frati dormendo anche per terra se mancavano i giacigli.

Come ricordo dei pellegrinaggi i fedeli portavano a casa i santini con le immagini della Madonna  venerata nel luogo visitato; per questo motivo si trovano facilmente nelle famiglie santini della Madonna di Montesanto e di quella di Barbana risalenti ai secoli XVIII e XIX.

Nella laguna di Grado esiste quello che quasi certamente può essere considerato il più antico santuario mariano dell’Italia settentrionale: quello della Madonna di Barbana risalente al 582.

Ogni anno, durante la prima domenica di luglio, si rinnova tutt’oggi la secolare tradizione della suggestiva  processione di barche, una delle quali porta la Madonna con il Bambino nell’isola – santuario. Da testimonianze del secolo scorso, raccolte da storici, si desume che i pellegrini confluivano da tutte le parti della regione, anche dalla terraferma, portando provviste di ogni tipo e fiaschi di vino per le abbondanti libagioni che compensavano il digiuno della vigilia.

Il santuario della Madonna di Montesanto, oggi in territorio sloveno, fu eretto tra il 1540 e il 1544 sul luogo in cui una pastorella, Orsola Ferligoj, ebbe la visione della Vergine ed è meta di pellegrini soprattutto l’8 settembre.

La chiesa di San Maria del Prevàl fu meta di pellegrinaggi popolari sin dal 1338, come risulta da documenti dell’epoca.

La sua importanza storica sta nel fatto che si trovava proprio sulla strada che congiungeva Cormòns a dintorni con Montesanto e quindi era considerata uno “statio peregrinorum” in cammino verso quel monte. Nella chiesetta è venerata da 500 anni una pregiata immagine lignea della Madonna.

Anche il santuario di Montesanto era meta di pellegrinaggi; a piedi ci si incamminava fino a Merna e poi su per la salita soffermandosi a pregare davanti alla stazione della via Crucis erette lungo il percorso fino ad affrontare la scala santa per arrivare sul sagrato della chiesa dedicata alla Madonna Addolorata. La costruzione originale, andata completamente distrutta durante la prima guerra mondiale, risaliva al XIII sec.

Chi non riusciva a raggiungere il Santuario di Montesanto perché la salita era troppo lunga e faticosa, poteva sempre, attraverso via della Cappella, a Gorizia, arrivare in poco tempo al sontuoso tempio costruito verso la metà del ‘600 sul colle della Castagnovizza, luogo in cui apparve su di un albero la miracolosa effigie della Madonna.