Il fabbro-ferraio-maniscalco

Il fabbro è sempre stata una figura di rilievo nei  paesi dove esercitava spesso anche il mestiere di maniscalco, provvedendo alla ferratura dei cavalli, buoi e mucche, e lavorava a stretto contatto con il carraio per la preparazione della parte in ferro di carri e botti.

Sono ai primi decenni di questo secolo, non c’era paese che non avesse la sua faria, la piccola officina dove il fabbro-maniscalco esercitava il suo prezioso mestiere; luogo che, specialmente nelle giornate piovoso o freddo dell’autunno-inverno, si trasformava in un vero e proprio centro di aggregazione sociale dove scambiarsi notizie, discutere del prezzo del bestiame e, o ascoltare i racconti dei più anziani.

Una delle prime operazioni per la trasformazione del ferro era la foggiatura, che consisteva nel modellare in modo grossolano il metallo, allo stato di incandescenza, col martello sull’incudine (incuin, lincuin).

Il ferro da lavorare veniva prima posto sulla fucina (fusine) alimentata del getto d’aria del mantice (fol), e così reso incandescente.

A questo punto, con speciali tenaglie da fuoco (tanais di fuc), era posto sull’incudine e , a forza di colpi di martello magistralmente assestati, forgiato secondo la forma voluta.

Gli oggetti che dovevano ottenere un particolare grado di indurimento venivano sottoposti ad una delicata e speciale operazione, quella della tempera: immersi ancora incandescenti, nell’acqua fredda, ed esposti ad una forte corrente d’aria erano raffreddati istantaneamente.

A praticare il mestiere del fabbro, che molto spesso si tramandava da padre in figlio, erano esclusivamente i maschi, dato che il lavoro da svolgere era particolarmente faticoso e richiedeva il possesso di muscoli ben sviluppati e di una forza non comune.

Oltre ai lavori più semplici attinenti alla necessità del mondo contadino, alcuni fabbri, veri artisti, creavano oggetti ornamentali quali archi puteali, ringhiere, parapetti, stilizzazioni varie ed un’infinità di oggetti domestici.

Al battiferro era affidata, invece, la costruzione di grossi arnesi o attrezzi quali aratri, erpici, cerchioni per ruote di carro, oltre ai numerosi interventi di riparazione ed affilatura di altri oggetti di ferro.

Lo strumento da lavoro più importante e caratteristico dell’officina era il maglio (mai), il possente martello azionato verticalmente, in seguito da un motore idraulico per passare quindi a quelle a vapore.