Collezione

Le 14 sezioni museali parlano della vita agreste nel periodo tra il XVIII e il XX secolo. Sono “raccontati” i mestieri del: bottaio, calzolaio e  fabbro, che hanno costruito molti strumenti indispensabili al lavoro dell’agricoltore.

Al piano terra c’è la sala da pranzo con sedie e mobili in legno, una vecchia macchina per schiacciare i pomodori, la zanzariera che proteggeva gli insaccati dagli attacchi degli insetti e la zangola per fare il burro. Troviamo il cjavedal,  pentole e padelle, il tostino per l’orzo, i ferri da stiro alimentati dalle braci.
La bottega del bottaio è ricostruita con il banco da lavoro, i compassi per disegnare il fondo delle botti, l’alesatore per fissare il fondo della botte alle doghe, le pialle per lisciare il legno, lime e trapani a mano.
La stanza dedicata al vino ripropone  le fasi dalla vendemmia alla conservazione. Vediamo aratri dell’inizio del ‘900, spruzzatori per il solfato, un torchio in legno per il Picolit di manifattura viennese dell’inizio del XIX secolo, nonché imbuti, tini, damigiane.
Nella bottega del fabbro c'è la fucina, il mantice, le tenaglie, le pinze, l’incudine, il martello, nonché alcuni oggetti come ferri da cavallo, chiavi e addobbi per carri.
In un'altra stanza notiamo una cucina lasciata allo stato grezzo con le parti in ferro arrugginite,l’intonaco scolorito e scrostato, le pentole, il forno e il contenitore per scaldare l’acqua.
Nello stesso spazio c’è la bottega del calzolaio con il banco da lavoro, vari tipi di chiodi o “semenze”, la cera d’api e la pece.
Al piano superiore c’è uno spazio dedicato alle Casse Rurali, dalla nascita fino al 1918. Queste banche concedevano prestiti a tassi accessibili ai contadini, per evitare che diventassero vittime dell’usura. A Farra, la prima Cassa nacque nel 1903; qui sono esposti i registri dei soci, le foto dei consiglieri di amministrazione, i libretti colonici e il testo di un progetto di legge sul Colonato del 1910.
Alla religiosità popolare è dedicato uno spazio significativo: osserviamo i santini comprati nei pellegrinaggi, i libri del Catechismo, i quadri a Ricordo della Prima Comunione e i “colaz” -  pani a forma di ghirlanda che il Padrino regalava al Cresimando.
Nella stanza dedicata alla lavorazione della terra è ricostruito un terreno con tre aratri diversi: ad una ala, a due ali e l’aratro sarchiatore. Ci sono anche  alcuni erpici: stupendo è quello in ferro chiamato anche “pelliccia” che sembra una moderna opera d’arte.
Una risorsa fondamentale era l’allevamento del baco da seta. A Farra la bachicoltura aveva origini antiche, basti pensare che ricevette un forte impulso da Maria Teresa d’Austria e, nel 1725 venne costruito il famoso Filatoio. Nel museo vengono ripercorse la nascita del filatoio, le fasi di allevamento del baco e produzione della seta. Un autentico capolavoro in seta è il Gonfalone della Società "La Fratellanza" realizzato dalla Contessa Matilde Coronini nel 1879 con al centro due mani che si stringono, sopra c’è la pianta di gelso, simbolo del Comune di Farra, mentre il contorno è dato da un bellissimo motivo floreale.
Infine uno spazio espositivo è dedicato al carro, fondamentale veicolo del mondo contadino. Vediamo inoltre i pianali pieni per il trasporto di qualsiasi cosa e quelli concavi e radi adatto al trasporto del fieno. Ci sono anche i contenitori per l’acqua, il latte e i concimi liquidi.


L'articolo completo è pubblicato sul Notiziario ERSA n. 4/2007
* Il Museo di Documentazione della Civiltà Contadina Friulana di Farra d'Isonzo (GO)

Il Museo di Documentazione della Civiltà Contadina Friulana di Farra d’Isonzo, pp. 95-101, in “Tiere Furlane”, n. 17/2013